Mi chiamo Hervé ed ho quarant'anni. Con Marianna, mia moglie, abito in una cittadina vicino alle Alpi e come lavoro faccio il rappresentante di materiale medico.
Tutto potrebbe sembrare normale per quanto mi riguarda ma non è così. Dopo molti anni di matrimonio felice, un'ossessione ha preso a perseguitarmi: quella di immaginare la mia sposa che mostra le sue grazie ad altri uomini!
La cosa ha avuto inizio il mese di agosto, durante le nostre vacanze. Eravamo al mare, in un campeggio. Il tempo era splendido ed il sole picchiava duro. Marianna non si è preoccupata e dopo essersi esposta, senza alcuna protezione, per prendere l'abbronzatura si è ritrova con una dolorosa bruciatura sulle spalle. Tornati dalla spiaggia, mi ha pregato di spalmarla di una crema che potesse lenirle il dolore.
Si è tolta la maglietta, sotto la quale non portava reggipetto, prima di accucciarsi ai miei piedi restando soltanto con le sue ridotte mutandine da bagno.
La bianchezza dei suoi seni, piccoli ma duri, formava un contrasto eccitante con il colore dorato del suo busto. Si era seduta sui talloni, con il dorso rivolto verso l'entrata della tenda, mentre io le spalmavo con precauzione la crema sulle spalle. Nella tenda c'era una temperatura insopportabile e allora, per fare entrare un po' di aria fresca, ho sollevato i due lembi dell'apertura. Non avevo alcuna idea erotica in testa in quel momento ma Marianna ha protestato voltandosi per guardare fuori.
«Qualcuno potrebbe vederci!» ha esclamato
«Ma no, non c'è nessuno!»
Mia moglie si è tranquillizzata ed io ho ripreso a massaggiarla ma di colpo un rumore ha catturato la mia attenzione: il vicino di fronte si era seduto davanti al suo caravan con un bicchiere in mano.
Il mio primo riflesso è stato quello di tendere il braccio verso la porta della tenda e chiuderla ma qualcosa mi ha fermato, ed anche adesso non sarei capace di dire cosa. Invece, ho cominciato a parlare forte in maniera che il nostro vicino potesse notarci ed infatti, quando ho gettato uno sguardo verso di lui, ho visto che guardava nella nostra direzione.
Stranamente eccitato ho fatto scendere le mie mani sulle reni di mia moglie che indossava uno slip che, durante l'abbronzatura, lei si era abbassato sul sedere così che il sole non aveva risparmiato dallo scottare anche le sue piccole e sode natiche dalla pelle bianchissima. Allora, le ho suggerito di toglierselo del tutto.
«Altrimenti rischio di sporcartelo di crema,» ho aggiunto a mo' di giustificazione.
Questa volta, per fortuna, senza voltarsi, mia moglie mi ha chiesto se non c'era nessuno ed io ho risposto di no. Non capivo io stesso perché ci tenessi tanto che il nostro vicino potesse vedere mia moglie nuda ma la cosa mi eccitava. L'ho aiutata a farle scivolare via, lungo le gambe, lo slip del costume e, per facilitare la cosa, lei ha posato una mano per terra ritrovandosi senza nulla addosso a quattro zampe. Dando uno sguardo discreto verso l'esterno ho constatato che il nostro vicino aveva spostato di lato la sua sedia per scorgere meglio ciò che accadeva all'interno della tenda.
Ho ripreso a massaggiarla. Andando e tornando dalle reni di Marianna al suo bel culetto ed infilando anche la mia mano nel solco delle sue natiche che, ad ogni buon conto, non avevano bisogno di crema. Ad un certo punto non era più un problema di colpo di sole ma unicamente di massaggiarla in tutto il corpo. Mia moglie si è rilassata e si è distesa sul ventre divaricando perfino le gambe per offrirmi il suo inguine. Poi, come se questo non le bastasse, si è rimessa a quattro zampe con le reni arcuate sospirando in un soffio:
«Non puoi immaginare come questo massaggio mi faccia bene. Soprattutto mettimi la crema in ogni parte del corpo.»
Dal modo in cui agitava il culetto, ho capito subito cosa intendeva. Ma soprattutto lei non sembrava rendersi conto che il vicino poteva vedere tutto. Tanto più che io mi ero spostato di lato con il pretesto di poterla meglio cospargere di crema. È stato a questo punto che sono stato colto da un sospetto: come era possibile che non sapesse? Marianna non era una stupida ed in più era certo che sentisse sul corpo il fresco che veniva da fuori dato che la porta della tenda era aperta. Non sospettava nulla? Ho preferito non approfondire la questione e le ho messo una mano fra le cosce. Le labbra del suo sesso erano dischiuse ed umide e si sono spalancate ancora di più quando ha arcuato le reni.
«La pelle mi brucia,» ha detto
«Lo credo, sei calda come se tu avessi la febbre.»
Ho gettato un'occhiata fuori della tenda. Per vedere meglio, il nostro vicino si era a metà sollevato in piedi. Era un uomo di una cinquantina d'anni che certo non praticava alcuno sport ma il suo ventre prominente non impediva di notare il rigonfio che gli deformava i pantaloncini.
Stranamente, la sua eccitazione ha accresciuto la mia e il pene mi si è indurito improvvisamente tanto da farmi male.
Ho infilato le dita nella passera di mia moglie che si è abbandonata ad un gemito di piacere.
«Te ne approfitti, non è vero? Vecchio porco!» ha esclamato.
«Se vuoi che smetta...»
«No, no... continua...»
Ed è quello che io ho fatto, alternando le carezze sul suo sesso e sul bordo del suo ano che era molto sensibile. Marianna accompagnava ognuna delle mie penetrazioni nella sua vagina con un colpo di reni, inondandomi le dita di succhi vaginali ma, anche se era molto eccitata, rimaneva passiva. Restare a lungo passiva non era, però, nel suo stile così, appoggiandosi solo con una mano, mi ha infilato l'altra sotto il costume e si è impadronita del mio cazzo ansimando:
«Come ce l'hai duro! È la prima volta che ti fa un tale effetto carezzarmi.»
Mi sono ben guardato dal rivelarle che la mia erezione dipendeva, soprattutto, dal fatto che il nostro vicino ci guardava.
Lei ha preso a masturbarmi mentre io le pigiavo la clitoride. Lo abbiamo fatto, vicendevolmente, fino all'orgasmo.
Una volta ripreso fiato, ho notato che il nostro vicino non era più al suo posto. Certamente doveva essere rientrato nel suo caravan per masturbarsi a sua volta come un ossesso... come avrei fatto io stesso se fossi stato lì davanti. Naturalmente, non ho detto a mia moglie che, per tutto quel tempo, eravamo stati spiati.
Le sensazioni provate nel corso di questa prima esperienza voyeristica mi avevamo marcato profondamente tanto che non ho osato ripeterla subito. Mi sembrava di essermi comportato come un vecchio vizioso e soprattutto di non essermi mostrato molto leale verso mia moglie. D'altra parte, se l'estate è una stagione propizia a mostrare il corpo, quando la temperatura si abbassa, la faccenda diventa più complicata.
Ma l'occasione fa il ladro ed era fatale che il desiderio di rivivere quella eccitante esperienza si impossessasse di nuovo di me.
La cosa è avvenuta in un grande supermercato di articoli sportivi. Marianna voleva acquistare una tenuta da volley. Ne ha scelta una e poi è entrata in una cabina di prova mentre io aspettavo fuori. Tuttavia, mi ha subito chiamato perché le dessi il mio parere. Ho infilato la testa dentro la tenda e ho visto che lei, con i pantaloncini in mano, era rimasta solo con i suoi slippini. La visione dei suoi piccoli seni bianchi e sodi che brillavano sotto la luce al neon mi ha ricordato la scena della tenda. Nascondendo la mia emozione le ho chiesto:
«Che succede?»
«Sono troppo grandi. Potresti andare a prendermi una misura più piccola?»
Mi sono affrettato a compiacerla. Uscendo dalla cabina di prova ho notato un commesso seduto dietro un banco di vendita. Di proposito non ho chiuso completamente la tenda della cabina lasciando un'apertura che non era, tuttavia, appena più larga della mia mano ma sufficiente per vedere quello che accadeva dentro.
Al mio ritorno, Marianna era ancora unicamente nei suoi slippini. Nel frattempo doveva essersi provata la parte superiore della tenuta ma anche quella non le andava bene. Dietro il suo banco il commesso affettava un'aria indifferente ma io ero sicuro che non si era perso nulla dello spettacolo delle nudità di mia moglie.
«È il contrario dei pantaloncini. Questo top è troppo stretto. Oggi non ho proprio fortuna.»
Mi ha porto il capo di vestiario perché gliene cercassi uno più largo mentre io, nel frattempo, senza parere, ho allargato la tenda della cabina ancora di qualche centimetro. Dovevo essere prudente: se l'apertura fosse stata troppo grande, Marianna se ne sarebbe accorta e l'avrebbe richiusa appena fossi uscito.
Intanto, per infilare i pantaloncini che le avevo portato, lei si è abbassata di fronte allo specchio con il culetto nudo, a parte la sottile cordicella che le affondava fra le natiche, rivolta verso l'apertura della tenda, senza sospettarlo, a beneficio del commesso.
Nuovo cambio e nuovo ritorno da parte mia. Il commesso era sempre nella sua posizione più attento che mai. Ho scostato la tenda per entrare nella cabina e passare il capo di vestiario a Marianna curando di allargare ancora un po' la fessura. Il commesso si rendeva conto di ciò che stavo facendo? L'idea che potesse pensare ad una mia distrazione ha aumentato il mio desiderio di esibire mia moglie.
Con il pretesto di verificare se il top le stava bene ho carezzato i seni di mia moglie i cui capezzoli si sono tesi contro il tessuto. Mi sentivo sempre più eccitato e più mi eccitavo e più il mio desiderio di esibire Marianna aumentava.
Non lontano dalle cabine di prova si trovava il banco degli slip sportivi, più adatti di quelli ricamati per la tenuta da volley, che mia moglie voleva acquistare. Le ho chiesto se desiderava provarne qualcuno e lei mi ha risposto di sì.
«Levati tutto,» ho detto allora, «che vado a prenderteli.»
Ne ho scelti parecchi e di diversi modelli facendo attenzione a che fossero di taglia diversa. Tornando, attraverso la fessura della tenda, ho scorto Marianna di schiena e completamente nuda che mi aspettava paziente.
Lo specchio davanti a lei rifletteva il ciuffo biondo del pube che non celava molto delle sue labbra rosate. Rifacendomi alle mie reazioni potevo bene immaginare che cosa il commesso protesse provare davanti a quello spettacolo. Purtroppo, proprio in quel momento, il direttore del magazzino è venuto a chiamarlo per qualcosa e quello ha dovuto lasciare la sua postazione. Ero deluso ma questo non mi impediva di avercelo duro. Ho detto a Marianna di affrettarsi con i suoi acquisti ma, appena giunti a casa, le ho chiesto di indossare di nuovo la sua tenuta sportiva, quella che lei aveva, finalmente, comprato. Senza obbiettare, ha ubbidito e si è andata a cambiare. Quando è tornata l'ho presa fra le braccia premendo contro il suo corpo la mia verga dura.
«Vedo che gli abiti sportivi ti fanno effetto!» ha detto lei con una risata.
In realtà era il ricordo di averla vista nuda sotto lo sguardo di uno sconosciuto che mi eccitava ma questo me lo sono tenuto per me. L'ho spinta sul divano dove lei si è inginocchiata tendendomi il suo culo. Io, allora, le ho abbassato i pantaloncini e le mutandine sportive e poi le ho infilato una mano fra le cosce toccandole la fica che colava... e di nuovo un sospetto mi ha sfiorato: Marianna non aveva veramente notato nulla dei miei maneggi nella cabina di prova? Certo era una donna sensuale ma non al punto da bagnarsi in quel modo appena la prendevo fra le braccia.
Ma ho subito dimenticato questi dubbi perché mia moglie agitava davanti a me il suo sedere come una cagna in calore supplicandomi con voce rotta:
«Chiavami! Non ne posso più.»
Non ho certo esitato e la ho infilata alla pecorina limandola con tutte le mie forze e schizzandole una serie di getti infiniti nella fica.
Poi, mentre riprendevamo fiato, i miei dubbi mi sono tornati. Marianna non era certo una sciocca e mi sembrava, adesso, quasi impossibile che non si fosse accorta di nulla nella cabina. Ma in questo caso, come mai si era prestata al mio gioco?
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